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I always ask to myself, “How can the arts can interwine with each other? And in which way can any work be related to the arts is never ending in itself, but still have the ability to embrace all things?” I like to call it: “ Dostoevskij’s theory about the art” ( the sea is not done by a single wave, but it is the result of these who touch and relate each other).

The relationship between editing and curating.

The job of curator is the same as the job of editor.”

In the interview with Stefano Tonchi about the inauguration of exhibition of Diana Vreeland, which took place in Venice on last March 10 , shows a striking parallelism between the role of the curating and the editor-journalist.

To articulate a speech, starting a character like Vreeland, is essential to try to understand the link that can exist between an editorial and curational work.

As Tonchi suggests, Diana Vreeland, whom we remember as one the most important Harpen Bazaar and Vogue America director, has been a point of union between the work of editor and published.

after ten years in charge, she has not only directed but also created the phenomenon Vogue America”.

In her work like a curator at the MOMA in New-York , Vreeland, has entered the conversation in fashion like never before.

Creating a narrative, emphasize by Tonchi, to curate an exhibition as well as organizing a newspaper article, it’s essential in order to creating show.

The show’s creation is possible just by telling stories. Through the narrative, one creates the dream, the only way to seduce visitors into the exhibition as well as to seduce those who read a newspaper.

Talking about his experience to Exquire Magazine, Tonchi emphasizes, the importance of use of pictures in order to seduce the audience.

The seduction, for him, is what moves people and ideas. He states that  in magazines and in the exhibitions they have materials such as dioramas: a narrative rhythm that creates imagination and produces others.

For Diana Vreeland, fashion magazines were “ an atlas of emotion”.

The core mission of the newspaper articles, as well as the exhibition is to attract an audience, creating a trust relationship with them.

The sale of the tickets and the newspapers is moved by the same principle of seduction, which in turn creates loyalty.

Our days, as pointed out by Tonchi, are witnessing a drastic change; the two-dimension prospective is  disappearing in favor of the three-dimension prospective.

This change is important in the relationship between a curator and an editor; writing on paper, for example is slowly evolving into the internet and digital world.

The concept of an online newspaper the exhibition uses through their three-dimension is the same as the exhibition opening to a tipically digital virtuality.

The museums, adds Tonchi, must open at 360 degrees; the public’s  experience is critical , the public must enter the narrative and must be an interchanged between the “works” and the “people”.

Mi sono sempre chiesta in che modo le arti possano intrecciarsi tra di loro, e come in fondo agni lavoro che abbia a che fare con l’arte non sia mai fine a se stesso, ma abbia in se la capacità di abbracciare tutto; a me piace chiamarla “teoria Dostoevskijana  dell’ arte” ( il mare non è fatto di un’onda sola, ma è dato dall’insieme di queste chi si toccano e si relazionano l’una con l’altra)

“Il rapporto tra editing e curating.

Il lavoro del curatore come il lavoro editoriale”

Nell’ intervista a Stefano Tonchi a proposito dell’inaugurazione della mostra su Diana Vreeland, avvenuta a Venezia il 10 marzo scorso, emerge un singolare parallelismo tra quella che è la figura del curatore e quella dell’editore-giornalista.

Articolare il discorso, partendo da un personaggio come la Vreeland, è fondamentale per cercare di capire il nesso che può esistere tra un lavoro curatoriale ed uno editoriale.

Come lo stesso Tonchi suggerisce, Diana Vreeland, che ricordiamo come uno dei più importanti e innovativi direttori di Harpen Bazaar prima e Vogue America dopo , ha rappresentato un punto di unione tra il lavoro del curatore e quello dell’editore.

“ nei  dieci anni in carica, non ha solo diretto, ma ha anche creato il fenomeno Vogue America, celebrando gli anni sessanta come pochi “.

Nella sua attività come curatrice al MOMA di New-York, la Vreeland, ha inserito la conversazione nella moda come mai prima.

Creare una narrativa, sottolinea Tonchi, nel curare una mostra così come nell’organizzare un articolo di giornale, è essenziale al fine di creare spettacolo.

La creazione di quest’ultimo infatti, è possibile solo ed esclusivamente raccontando storie, ed è attraverso questo racconto che si crea il sogno, unico modo per sedurre chi visita una mostra, così come chi legge un giornale.

Nella sua esperienza  all’ Exquire Magazine, Tonchi racconta della capacità che hanno le immagini di sedurre il pubblico.

È la seduzione, secondo lo stesso, a muovere personaggi ed idee;  nelle riviste come nelle mostre, si dispongono materiali come diorami: dei ritmi narrativi che creano immaginari e ne producono altri.

Le riviste di moda, erano per la Vreeland un “atlante di emozioni”.

Missione principale degli articoli giornalistici, così come delle mostre è attrarre audience, creare un rapporto di fiducia con il pubblico.

Sia la vendita dei biglietti, sia quella dei giornali, è mossa dallo stesso principio di seduzione  che a sua volta crea la fidelizzazione.

I nostri giorni, come sottolinea lo stesso Tonchi, sono testimoni di un cambiamento epocale, sta scomparendo la bidimensionalità in favore di una tridimensionalità.

Questo cambiamento è importante nella relazione che esiste tra un editore ed un curatore, infatti lo scrivere su carta sta piano piano eclissandosi per lasciare posto ad internet e al digitale.

Il giornali online si avvicinano al concetto mostra per la loro tridimensionalità, e allo stesso tempo, le mostre assumono una caratteristica digitale aprendosi alla virtualità.

I musei, aggiunge Tonchi, devono aprirsi a 360 gradi; l’esperenzialità del pubblico è fondamentale, il pubblico deve entrare nelle narrazioni e deve esistere un interscambio tra le opere e la “gente”.

                                                                                                                 by Stefania Tofani

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